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Sāṃkhya
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Il mwbwSāṃkhya (mwcadevanāgarī: सांख्य) è una scuola di pensiero mwcqindiana, ritenuta la più anticacite-ref-1[1] filosofia sistematica apparsa fra le tradizioni hindu, e che ha influito considerevolmente su altre scuole filosofiche e religiose dell'mwdginduismocite-ref-2[2]. Nella letteratura esistono due versioni del Sāṃkhya, una ritenuta teista e l'altra non teista. Il Sāṃkhya costituisce uno dei sei sistemi (mwewmwfadarśana) ortodossi nella cultura mwfqhindu.
Contents
• Note
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Origini e significato del termine
Secondo diversi studiosi il termine mwgqsanscrito mwggsāṃkhyā significherebbe "riflessione filosofica" o "speculazione metafisica" per poi divenire "enumerazione"cite-ref-3[3], oppure "calcolo"cite-ref-4[4], con riferimento alla classificazione dei principi mwiwcosmici e mwjaindividuali, gli elementi fondamentali cui riportare tutto ciò che è manifesto. In questo senso, "enumerazioni" dei principi ultimi compaiono sia nella tradizione mwjqbrahmanica sia negli ambiti mwjgbuddhista e mwjwgiainistacite-ref-g-flood-p-317-5-0[5], e non sono pertanto da ritenersi una prerogativa del Sāṃkhyā anche se da tale sistema filosofico sembrano aver tratto origine, essendo il Sāṃkhya il sistema filosofico ritenuto più antico.
Molto dibattuta è infatti la questione su quali ambienti siano stati gli iniziatori dell'"enumerazione", ogni tradizione avocando a sé il primato di caposcuola. Su questo così si esprime l'accademico mwlqGavin Flood:
«In ogni caso, invece di ritenere che le speculazioni del
sāṃkhyā
derivino da ambienti jaina e buddhisti, sembra più corretto ipotizzare che […] si siano originate in un contesto culturale comune in cui rivestiva un ruolo centrale l'enumerazione.»
(G. Flood, L'induismo, Op. cit., p. 319.)
Questo fondo comune, questo proto–mwmasāṃkhya, si sarebbe sviluppato in seno alle comunità dei rinuncianti, di coloro cioè che abbandonavano la vita civile per dedicarsi alla ricerca spirituale. Stiamo parlando di un'epoca compresa fra il IX e il III secolo A.C.cite-ref-g-flood-p-317-5-1[5], e probabilmente esso aveva natura mwnqteistacite-ref-m-eliade-p-342-6-0[6].
Un altro possibile significato del termine mwowsāṃkhyā è "discriminazione", ciò con riferimento al fine mwpasoteriologico della dottrina, cioè quello di distinguere fra lo "mwpqspirito" (mwpgpuruṣa) e la "mwpwnatura" (mwqaprakṛti), perché la liberazionecite-ref-7[7] è possibile soltanto perseguendo quella mwrqconoscenza mwrgmetafisica che consente di discriminare fra questi due principi ultimi e antiteticicite-ref-8[8].
Come mwtafilosofia sistematica quale oggi è intesa a livello accademico, il Sāṃkhya si pensa che sia stato redatto molto più tardi, nel III-IV secolo CE, a opera del filosofo indiano mwtqĪśvarakṛṣṇa, il quale, nella sua fondamentale opera, la mwtgmwtwSāṃkhyakārikā ("strofe sul Sāṃkhya"), ne espone i fondamenti in versi. Sebbene Īśvarakṛṣṇa non sia quindi da considerare l'iniziatore di questa scuola, senz'altro egli, nella letteratura a noi conosciuta, ne è il primo estensorecite-ref-9[9].
Nella Tradizione della letteratura Vedica parte dell'Opera del Sāṃkhya teistico originale compare nella mwvqŚvetāśvatara e nella mwvgKaṭha Upaniṣad e, a seguire, nella Bhagavata Purana, Canto III, ed in particolare nel dialogo tra Kapiladeva e sua Madre Devahuti.
Le fasi iniziali
Secondo mwwgŚankara, è stato il mitico Kapilacite-ref-10[10] il fondatore del pensiero Sāṃkhyacite-ref-11[11], cosa sulla quale concorda anche mwzaVivekanandacite-ref-12[12], il fondatore del mwaqrazionalismo indianocite-ref-13[13].
Ed è lo stesso Īśvarakṛṣṇa che, nella mwbwkārikā 70 della sua mwcaSāṃkhyakārikā, scrive d'essere il depositario di una scuola il cui iniziatore è Kapila. Il filosofo sostiene di aver appreso la dottrina da Pañcaśika, che l'aveva a sua volta appresa da Asuri, discepolo di Kapilacite-ref-m-eliade-p-342-6-1[6].
Occorre senz'altro menzionare che, nei suoi sviluppi iniziali, il Sāṃkhya è connesso con l'evolversi di un'altra delle sei mwdgdarśana dell'induismo, lo mwdwYoga classico. Così l'orientalista mweaGiuseppe Tucci:
«Di questi due sistemi quasi sempre insieme si discorre perché entrambi hanno uno sfondo dottrinale comune. […] Le idee che i due sistemi esprimono hanno origini antiche.»
(G. Tucci, Storia della filosofia indiana, Op. cit., p. 69.)
Infatti lo Yoga classico, così come esposto dal filosofo mwewPatañjali nel suo mwfamwfqYoga Sūtra, si appropria della metafisica dualista del Sāṃkhya, con qualche variante, differenziandosene non tanto nella dottrina quanto soprattutto nel metodo: lo Yoga ritiene insufficiente la sola conoscenza metafisica ai fini della liberazione, sostenendo l'importanza di altre discipline psicofisiche le cui origini sembrano essere ancora più remotecite-ref-14[14].
Il Sāṃkhya e la tradizione vedica
Come si è detto, il Sāṃkhya è una delle sei mwhqdarśana che riconoscono l'autorità dei mwhgVeda e, in effetti, il sistema del Sāṃkhya utilizza il concetto di mwhwmwiapuruṣa (l'uomo originario della mwiqmitologia vedica) per mostrarlo come un perfetto modello di riferimento al quale l'intera natura si rivolge al fine di migliorare il proprio imperfetto stato.
«Anche il
Sāṃkhya
è però fondato sulle stesse premesse filosofiche comuni a tutti i sistemi: l'assoluta infelicità dell'esistenza, la trasmigrazione delle anime, il dualismo dell'esistenza assoluta e dell'esistenza empirica, la liberazione per mezzo della conoscenza.»
(Piero Martinetti, La sapienza indiana, Op. cit., p. 40.)
Il pensiero
L'insieme dei testi canonici del Sāṃkhya comprende, oltre la già citata mwjqSāṃkhyakārikā, numerosi commenti di questo testo già a partire dall'VIII secolo, come la mwjgJayamangalā, attribuita a mwjwŚankara; o la mwkaSāṃkhya-tattva-kaumudī, di Vācaspatimiśra (IX secolo). Altri testi fondamentali sono il mwkqSāṃkhya-pravacana-sūtra (XIV secolo, ma che la tradizione attribuisce a Kapila) coi suoi commenticite-ref-15[15], e i mwlgSāṃkhyasūtra, opera assai più recente (dopo il XIV secolo)cite-ref-16[16].
Secondo questo sistema filosofico, l'universo reale scaturisce dalla relazione fra due princìpi onnipervadenti ed eterni: quello pluralistico dei mwnqpuruṣa e quello evoluzionistico della mwngmwnwprakṛti, la natura. I mwoapuruṣa sono le monadi spirituali, che sono eterne e di numero infinito. Tali puri spiriti, i mwoqpuruṣa, sono punti di riferimento passivi delle evoluzioni della mwogprakṛti, che è completamente pervasa da tre qualità costitutive, i mwowmwpaguṇa: mwpqsattva, mwpgrajas e mwpwtamas. Queste entrano nella composizione di qualsiasi essenza o manifestazione della natura e corrispondono, rispettivamente, alla "leggerezza, luminosità", allmwqa'"attività, dinamismo" e alla "pesantezza, oscurità"cite-ref-17[17]. Quando la quiete della mwrqprakṛti non manifesta, che corrisponde all'iniziale equilibrio fra i tre mwrgguṇa, viene alterata in un qualche suo punto, si ha l'avvio di un nuovo universo e quindi l'inizio dell'avventura evolutiva di ciascuna essenza venuta alla manifestazione. Questa alterazione dello stato originario di quiete è dovuta alla stretta vicinanza tra mwrwpuruṣa e mwsaprakṛti e è causata dalla relazione intercorrente fra questi due princìpi, cioè alla forza vivificante del mwsqprāņa. Il mwsgPuruṣa va infatti considerato come il perenne ispiratore che, con la sua sola presenza, dona coscienza e vitalità all'intero creato e che, all'interno della singola manifestazione, uomo incluso, in associazione con la mente diviene mwswanima, o corpo sottile, e agisce come registratore dell'evoluzione o involuzione raggiunta. La mwtaprakṛti, invece, con la non perfezione che la contraddistingue, è un ente agente che, essendo in perenne comunione col suo inerte mwtqpuruṣa, diviene intelligente. Lo stato di assoluto isolamento (mwtgkaivalya) del sé (mwuapuruṣa) rispetto ai tre mondi - terreno, intermedio e divino - consiste nel riconoscere la diversità e l'eterna comunione fra questi due enti attraverso la conoscenza dei 25 princìpi che strutturano il sistema Sāṃkhya.
La filosofia Sāṃkhya è un mwugdualismo realistico spirituale, che esclude qualsiasi concetto di divinità, creatrice che sia, e perfino un Īśvaracite-ref-18[18]. Tali due principi sono considerati mwvwontologicamente omologhi ed equipotenti, perché entrambi eterni ed onnipervadenti. Il mwwaBuddhismo originario di mwwqSiddharta Gautama vi ha fatto un chiaro riferimento. L'onnipervadenza della mwwgprakṛti è lo scenario ontologico e mwwwcosmologico in cui le singole menti, ispirate dai mwxapuruṣa fluttuano alla ricerca di una perfezione individuale. Come nel Buddhismo, il fine più immediato è quello del superamento della mwxqsofferenza per mezzo della "mwxgconoscenza", alla quale segue l'aspirazione all'"isolamento", mwxwkaivalya, dal divenire della natura manifesta.
La scuola del Sāṃkhya è la prima a proclamare l'indipendenza della mwyqragione umana dalla mwygrivelazione tipica della cultura vedica tradizionale, come avviene, ad esempio, nelle mwywmwzaUpaniṣad. Le singole manifestazioni, con la loro anima individuale (mwzqpsiché), debbono liberarsi dai vincoli mwzgkarmici, cioè dal susseguirsi delle mwzwcontinue rinascite dovute alla legge di causazione morale, cioè del mw0akarma. È l'anima individuale, il "corpo sottile", che, in quanto essenza già presente nella quiete originaria della mw0qprakṛti, ha la possibilità di evolvere fino al conclusivo "isolamento dalla materia", svincolandosi definitivamente dal mw0gmw0wsaṃsāra ed ottenendo così la liberazione dalla sofferenza (mw1amw1qduḥkha).
L'enumerazione
Secondo una teoria cosmologica comune a molte dottrine dell'induismo, e anche del mw3qbuddhismo, l'mw3guniverso ha evoluzione periodica: il mw3wtempo è circolare e non lineare. Ogni qual volta si ha una nuova evoluzione dell'mw4auniverso, ha origine un ulteriore ciclo cosmico (mw4qmw4gkalpa).
Ma prima ancora dell'inizio di un qualsiasi universo la natura è immanifesta, la mw5aprakṛti giace cioè in uno stato di precaria quiete, ed è soltanto in questo stato che le sue tre componenti, i mw5qmw5gguṇa mw5wrajas, mw6asattva, mw6qtamas, si trovano in equilibrio fra loro. A causa del mw6gkarma, ossia delle azioni compiute nelle vite precedenti dagli esseri che non hanno ancora raggiunto la liberazione (mw6wmw7amokṣa), e destinati quindi a rinascere, lo stato di equilibrio viene alterato: la mw7qprakṛti si mette, per così dire, in movimento e un nuovo universo prende inizio. Questo passaggio di stato che dà luogo a una nuova manifestazione del cosmo avviene dunque per cause mw7getiche, e l'intero susseguirsi degli universi manifesti non potrà mai avere termine. Saranno le singole manifestazioni ad isolarsi al momento in cui avranno conseguito la liberazionecite-ref-19[19].
Il primo prodotto dell'evoluzione di mw9aprakṛti è il mw9qmahat, il Grande, l'insieme delle intelligenze (mw9gbuddhi) delle singole essenze venute alla manifestazione. Ogni singola mw9wbuddhi, intelletto, dà origine al Senso fattivo dell'mw-aIo sono (mw-qahamkāra). È lui che produce i 21 princìpi sottostanti.
Dato che a prevalere è il valore dell'azione, il processo evolutivo della mw-wprakṛti prevede sia il mw-atamas a manifestarsi attraverso la produzione dei cinque "elementi sottili" (mw-qtanmātrā: suono, tatto, forma, sapore, odore). A partire da questi ultimi evolvono i cinque "elementi grossi" (mw-gmahābhūta: etere, aria, fuoco, acqua, terra). Altrimenti si ha la cosiddetta serie sensoriale, costituita dal senso interno, cioè la mente (mw-wmanas), i cinque sensi di conoscenza (occhio, naso, orecchio, lingua, pelle), e i cinque sensi o organi di azione (parola, mano, piede, organi escretori, organi sessuali). Così si esprime Īśvarakṛṣṇa nella sua opera:
«Dalla
prakṛti
sorge il Grande [
mahat
o
buddhi
, l'intelletto
], da questo il senso dell'Io [
ahaṃkāra
], da questo il gruppo dei sedici [
la mente; i cinque organi di senso; i cinque organi di azione; i cinque elementi sottili
]. Inoltre da cinque dei sedici [
gli elementi sottili
] sorgono i cinque elementi grossi [
mahābhūta
: etere, aria, acqua, terra, fuoco
].»
(Samkhyakarika, 22; citato in M. Angelillo – E. Mucciarelli, Op. cit., p. 89.)
In totale il Sāṃkhya enumera dunque venticinque principi, o categorie (mwaqitattva). Esse costituiscono un sistema di interpretazione che è inerente sia alla cosmologia, sia alla psicomwaqmfisiologia individuale, questo perché l'evoluzione (mwaqqpariṇāma) della mwaquprakṛti è contemporaneamente cosmica e individualecite-ref-20[20].
Oltre la mwaqsprakṛti e il mwaqwpuruṣa, abbiamo i seguenti ventitré mwaq0tattva:
• mwaraIntelletto, mwarebuddhi.
È questo l'elemento più sofisticato della mwarqprakṛti, sede delle latenze (mwaruvasana) accumulate nelle vite passate e delle disposizioni (mwarybhava) personali. L'intelletto è il solo che può consentire il discernimento fra mwarcprakṛti e mwargpuruṣa, e quindi la liberazione.
• mwarsSenso dell'Io, mwarwahaṃkāra.
È il mwar8principio di individuazione, quello che consente di rapportare gli eventi alla persona: è lmwasa'mwaseahaṃkāra che fa dire all'individuo: «io sento», «io penso», «io gioisco», «io soffro», eccetera, ma le percezioni, mentali e fisiche, altro non sono che aspetti, fenomeni della materia stessa, il soggetto non è reale:
«Il sé empirico, il sé delle affermazioni dell'«io», deriva invece dall'evoluzione della materia da uno stato primordiale [
prakṛti
], ma non è soggetto reale.»
(G. Flood, L'induismo, Op. cit., p. 320.)
È quest'aspetto della mwasuprakṛti la causa della confusione col mwasypuruṣa, perché da un lato lmwasc'mwasgahaṃkāra si illude d'essere altro dalla materia stessa (mwaskprakṛti), dall'altro il mwasopuruṣa si afferma come quello che non ècite-ref-21[21].
• mwateMente, mwatimanas. (Senso interiore)
Dunque la mente, undicesimo senso, è un prodotto della mwatuprakṛti, della materia cioè: nulla di trascendente il Sāṃkhya assegna alla mente umana, essendo mwatymanas ciò che reagisce elaborando gli stimoli degli altri sensi.
.....Sensi di conoscenza (mwatgjñānendriya):
• mwatsOrecchio, mwatwśrotra.
• mwat4Pelle, mwat8tvac.
• mwaueOcchio, mwauicakṣus.
• mwauqLingua, mwauurasanā.
• mwaucNaso, mwaugghrāṇa.
.....Sensi di azione (mwauokarmendriya):
• mwau0Parola, mwau4mwau8vāc.
• mwaveMano, mwavipāṇi.
• mwavqPiede, mwavupāda.
• mwavcOrgani di escrezione, mwavgpāyu.
• mwavoOrgani sessuali, mwavsupastha.
.....Elementi sottili (mwav0tanmātra):
• mwawaSuono, mwaweśabda.
• mwawmTatto, mwawqsparśa.
• mwawyForma, mwawcrūpa.
• mwawkSapore, mwaworasa.
• mwawwOdore, mwaw0gandha.
.....Elementi grossi (mwaw8mahābhūta):
• mwaxiEtere, mwaxmākāśa.
• mwaxuAria, mwaxyvāyu.
• mwaxgFuoco, mwaxktejas.
• mwaxsAcqua, mwaxwap. jala
• mwax4Terra, mwax8pṛthivī.
Note
cite-note-11. ↑ Così Gavin Flood, mwayyL'induismo, mwaycOp. cit., p. 317; e così anche Mircea Eliade, mwaygLo Yoga. Immortalità e libertà, mwaykOp. cit.; p. 23.
cite-note-33. ↑ Questa traduzione è fatta derivare da mwazusaṃkhyā, che significa "numero", da cui mwazysāṃkhyā, "l'atto di numerare": così Richard Garbe in mwazcDie Samkhya Philosophie, eine Darstellung des indichen Rationalismus, Lipsia, 1894; citato in M. Eliade, mwazgLo Yoga. Immortalità e libertà, mwazkOp. cit., Nota I, 1.
cite-note-44. ↑ Così Oldenberg in mwaz0Die Lehre der Upanishaden un die Anfänge des Buddhismus; citato in M. Eliade, mwaz4Lo Yoga. Immortalità e libertà, mwaz8Op. cit., Nota I, 1.
cite-note-g-flood-p-317-55. ↑ G. Flood, mwaauL'induismo, mwaayOp. cit., p. 317.
cite-note-m-eliade-p-342-66. ↑ M. Eliade, mwaawLo Yoga. Immortalità e libertà, mwaa0Op. cit.; p. 342.
cite-note-77. ↑ La liberazione dal ciclo delle reincarnazioni, e quindi dalla sofferenza che la vita comporta.
cite-note-88. ↑ M. Eliade, mwabqLo Yoga. Immortalità e libertà, mwabuOp. cit.; p. 23.
cite-note-99. ↑ G. Flood, mwabkL'induismo, mwaboOp. cit., p. 320.
cite-note-1010. ↑ mwab4 mwaca mwace(inglese) mwacm«Kapila is considered by all texts to be the founder of Sāṃkhya, but there is no doubt that he is a mythical figure.» mwacq(italiano) «Kapila è considerato in tutti i testi il fondatore del Sāṃkhya, ma non v'è dubbio che egli sia un personaggio mitologico.» mwacy(Gerald James Larson, mwaccClassical Sāṃkhya. An Interpretation of its History and Meaning, Delhi, 2011, p. 139)
cite-note-1111. ↑ mwacsIbid.
cite-note-1212. ↑ mwac8The Complete Works of Swami Vivekananda, Mayavati memorial edition, parte II (Almora, Advaita Ashrama, 1945), p. 443, in V. P. Varma, p. 295.
cite-note-1313. ↑ "Carattere più prettamente razionalistico ha il sistema mwadmSāṃkhya", Piero Martinetti, mwadqLa Sapienza indiana, Milano, Celuc Libri, 1981, p. 40.
cite-note-1414. ↑ "È inutile cercare le origini dello Yoga, che affondano in quel terreno magico nel quale vivono i popoli primitivi e che l'evolversi della cultura non riesce a far dimenticare pur sublimandolo", G. Tucci, mwadgStoria della filosofia indiana, mwadkop. cit., p.69.
cite-note-1515. ↑ M. Eliade, mwad0Lo Yoga. Immortalità e libertà, mwad4Op. cit.; p. 343.
cite-note-1616. ↑ Piero Martinetti, mwaeiLa sapienza indiana, p. 40.
cite-note-1717. ↑ "Tanto il Sankhya che lo Yoga ammettono due sostanze opposte ma ugualmente eterne: da una parte le anime (mwaeypuruṣa) infinite semplici, e dall'altra la natura naturante (Prakriti), unica, dinamica, complessa. Le anime sono luminose, pura intelligenza, ma inattive, impassibili, non soggette né a gioia né a dolore: esse non sono psiche, che, come vedremo, è evoluta dall'altro principio, ma l'io metempirico, essere coscienziale.", Giuseppe Tucci, mwaecOp. cit., mwaegLa dottrina Sankhya, p. 73.
cite-note-1818. ↑ "L'esistenza di Īśvara non può essere provata", mwaewSāṃkhyasutra, I, 92; cfr. mwae0Surendranath Dasgupta, mwae4A history of Indian philosophy, Nuova Delhi, 1992, Vol. 1, p. 258.
cite-note-1919. ↑ M. Angelillo – E. Mucciarelli, mwafiOp. cit., p. 88 e segg.
cite-note-2020. ↑ G. Flood, mwafyL'induismo, mwafcOp. cit., p. 321.
cite-note-2121. ↑ G. Tucci, mwafsStoria della filosofia indiana, mwafwOp. cit., p. 77.
Bibliografia
• Maria Angelillo – Elena Mucciarelli, mwagaIl Brahmanesimo, Xenia edizioni, 2011.
• mwagiMircea Eliade, mwagmLo Yoga. Immortalità e libertà, a cura di Furio Jesi, traduzione di Giorgio Pagliaro, BUR, 2010.
• mwaguGavin Flood, mwagyL'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006.
• mwaggGerald James Larson, Classical Sāṃkhya: An Interpretation of its History and Meaning (con la traduzione in inglese delle Sāṃkhyakārikā di Īśvarakṛṣṇa ), Nuova Delhi, Motilal Banarsiddas, 2011 [1969], ISBN 81-208-0503-8.
• mwagoPiero Martinetti, Il Sistema Sankhya. Studio sulla filosofia indiana, Torino, Lattes, 1896 [1896].
• mwagwPiero Martinetti, La sapienza indiana, Milano, Celuc libri, 1981 [1981].
• mwag4Giuseppe Tamanti, Yoga - Sapienza senza tempo - Parte I e Parte II, Milano, StreetLib Editore, 2020 [2020], ISBN 978-88-35836-25-4.
• mwahiVishwanath Prasad Varma, Early Buddhism and its Origins, Nuova Delhi, Munshiram Manoharlal, 2003 [1973], ISBN 81-215-0326-4.
Altri testi di approfondimento
• mwahyĪśvarakṛṣṇa, Sāṃkhyakārikā. La dottrina fondamentale dello yoga sutra, a cura di Massimo Vinti e Piera Scarabelli, Milano, Mimesis, 2006 [2006].
Voci correlate
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• Wikiquote contiene citazioni sul Sāṃkhya
Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-filosofiaSāṃkhya, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefbritannica-com(EN) Samkhya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Ferenc Ruzsa, Sankhya, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Sāṃkhya, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
• mwaisFerenc Ruzsa, Sankhya, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• mwai0Sāṃkhyakārikā in devanāgarī (PDF), su sanskritdocuments.org.